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sRGB e web: il nuovo standard esiste già e si chiama Display P3

sRGB e web: il nuovo standard esiste già e si chiama Display P3

22 Febbraio 2021

Manuel Babolin

5 min

sRGB e web: il nuovo standard esiste già e si chiama Display P3

Il web è sempre stato in continuo cambiamento fin dalla sua nascita, di anno in anno abbiamo visto l’arrivo e l’evoluzione di molti linguaggi, di standard per la fruizione di contenuti audio e video, e di web app sempre più complesse. C’è una cosa che però sembra essere rimasta sempre uguale: il formato delle immagini. Oggi, come vent’anni fa, se chiediamo a qualcuno come esportare al meglio delle immagini per utilizzarle nel web la risposta è sempre la stessa: “converti l’immagine in sRGB e salvala in formato JPEG compresso“. Sostanzialmente queste sono le due indicazioni fondamentali, sono sempre andate bene e continuano a farlo, ma le cose stanno ormai cambiando radicalmente, o meglio sono cambiate da diversi anni ma ora il mercato è pronto per abbracciare un nuovo standard. Non stiamo parlando di formati immagine diversi e più performanti del JPEG come il WEBP o HEIC, ma di colori. 

Nel lontano 1996 Hewlett-Packard e Microsoft introdussero lo standard sRGB in un momento in cui i computer iniziavano a diffondersi nelle case, non solo in ambiti professionali, e si sentiva la necessità di standardizzare e semplificare ai non addetti ai lavori la gestione colore delle immagini. All’epoca i monitor erano a tubo catodico (CRT) e ben lontani da avere pretese di fedeltà cromatiche e dal coprire lo spazio colore sRGB; inoltre ricordiamoci che le prime connessioni analogiche ad internet erano lentissime. In quel contesto si pensò di introdurre lo standard sRGB nel web in modo radicale, tanto da consigliare di non salvare le immagini con il profilo colore incorporato. In questo modo anche quei pochi byte occupati dal profilo colore potevano essere risparmiati velocizzando il caricamento delle pagine. Questo è quello che succede ancora ai giorni nostri nella maggior parte dei casi. Senza scomodare i programmatori e i valori RGB inseriti a codice che di default fanno riferimento allo spazio colore sRGB, ci concentreremo solo sulla questione immagini.

Lo spazio colore sRGB, all’epoca della sua introduzione, andava ben oltre le specifiche
dei monitor in commercio, ma si parla comunque della fine degli anni ‘90, e oggi le cose sono ben diverse. I display dei nostri dispositivi, dopo un’evoluzione incredibile per quando riguarda la risoluzione (pensiamo all’HD, Full HD, 4K ma anche ai display “Retina” degli smartphone), sono progrediti anche sul fronte dei colori (finalmente!). È stata Apple a introdurre un nuovo standard chiamato “Display P3” (sulle specifiche dello standard DCI-P3 utilizzato nel mondo del cinema) e a iniziare, nel 2016, a produrre dispositivi di massa con display in grado di visualizzarlo.

Lo spazio colore Display P3 è considerato un profilo “Wide Gamut” ovvero con un’ampia gamma di colori, infatti riesce a descrivere il 25% di colori in più rispetto all’sRGB. 

L’introduzione di questo nuovo standard porta con sé un’implicazione a livello software non indifferente: la gestione colore nel web. Se nel mondo professionale delle arti grafiche la gestione colore è il pane quotidiano e si è abituati da tempo ad utilizzare monitor in grado di coprire spazi colore ampi come l’Adobe RGB, nel mondo consumer, specialmente quello dei dispositivi mobili fino a qualche anno fa, era tutto fermo a fine secolo scorso con l’sRGB a farla da padrone ovunque. 

Le cose poi però sono cambiate: già dal 2017 infatti prima Apple poi Google, hanno introdotto la gestione colore nei loro sistemi operativi per smartphone spianando così la strada alla rivoluzione che stiamo vivendo ora. 

Al contrario di quanto sostenuto da molti “guru” del colore che nei corsi e webinar sulla gestione colore continuano a sminuire il segmento mobile perché privo di una gestione colore efficiente, ad oggi moltissimi dispositivi come notebook, tablet e smartphone sono dotati sia di un sistema operativo con una gestione colore, sia di un display wide gamut in grado di coprire lo spazio colore Display P3.

In ambito smartphone questa cosa ha iniziato ad essere sfruttata specialmente nello sviluppo di applicazioni, disegnando interfacce e grafiche animate come nei videogiochi con colori molto più vividi e saturi che prima non si potevano utilizzare. In ambito web invece non sono stati fatti passi in avanti degni di nota, eppure le basi ci sono già da diversi anni: i browser sono in grado di gestire il colore e nel mercato ci sono sempre più dispositivi con display in grado di riprodurre colori definiti dal profilo Display P3. Cosa stiamo aspettando?

Quante volte ci è capitato di convertire foto da AdobeRGB a sRGB per un’esportazione a uso web e vedere i colori che si appiattiscono a causa dello spazio colore ridotto di sRGB? Banalmente anche con scatti still life di prodotto con tinte particolari o ancora di abiti con colori sgargianti, per non parlare dei colori fluo. Questo va poi a impattare nella corrispondenza colore del capo ad esempio in un ecommerce, alle problematiche legate all’acquisto del prodotto e alla percezione dell’acquirente che poi si vede recapitare il capo di un colore inatteso.

I browser sono pronti, i dispositivi crescono sempre di più mese dopo mese, perché non sfruttare questa opportunità? Il bello è che non costa assolutamente nulla, si tratta solo di basare il workflow di sviluppo, post-produzione ed esportazione sullo spazio colore Display P3 invece del solito sRGB. Ovviamente questo va fatto con cognizione di causa, sapendo che se per qualche motivo l’immagine che andiamo a mettere online viene processata a nostra insaputa, come accade ad esempio in certi automatismi di ottimizzazione delle immagini degli ecommerce, e viene eliminato il profilo colore Display P3 incorporato, non solo viene vanificato tutto, ma creiamo un grosso problema perché i browser che visualizzeranno quell’immagine senza profilo la interpreteranno di default come sRGB e i colori risulteranno alterati. È sempre fondamentale incorporare il profilo colore anche sul web se ci spostiamo dal canonico sRGB.

Ad oggi sappiamo che i dispositivi in grado di coprire lo spazio colore Display P3 sono tanti e sono sempre di più. I dispositivi Apple da fine 2016 in poi lo sono di sicuro ma anche molti dispositivi di altri produttori. In ambito smartphone inizialmente erano solo i top di gamma ad avere display con queste specifiche ma ora si possono trovare anche smartphone di fascia medio-bassa con queste caratteristiche. 

Per verificare con semplicità se il tuo dispositivo e il tuo browser sono in grado di visualizzare correttamente delle immagini wide gamut abbiamo creato appositamente questo sito che restituisce direttamente in homepage quale dei tre standard (sRGB, DCI-P3, BT.2020) il tuo dispositivo è in grado di coprire.

wide-gamut.com

Inoltre puoi verificare se il tuo browser interpreta correttamente i colori nella pagina Test e visualizzare delle immagini in sRGB e Display P3 nella pagina Images per verificare la differenza di visualizzazione tra i due profili colore. 

Sappiamo che i dispositivi in grado di visualizzare un’ampia gamma di colori sono sempre di più ma non esistono delle statistiche oggettive, per questo abbiamo creato la pagina Statistics dove potete consultare le statistiche del sito aggiornate in tempo reale.

Ovviamente più dispositivi visualizzeranno il sito, più riusciremo ad avere una fotografia completa della realtà e dell’evoluzione dei dispositivi presenti sul mercato, per quanto riguarda la capacità di visualizzare da browser delle immagini con una gamma di colori ampia come quella definita dal profilo colore Display P3.

Se ci aiuterai a diffondere questa iniziativa ti saremo infinitamente grati!
Per qualsiasi chiarimento o domanda scrivici pure a info@pixelfactory.agency

Manuel Babolin

Manuel Babolin

Managing Partner & Digital Retoucher

Manuel Babolin

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