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La gestione colore con i nuovi Display Apple

La gestione colore con i nuovi Display Apple

21 Marzo 2022

Manuel Babolin

12 min

La gestione colore con i nuovi Display Apple

Dopo diversi anni di assenza Apple è tornata a produrre monitor per le sue soluzioni desktop, prima con il Pro Display XDR legato al Mac Pro e ora con lo Studio Display legato al nuovo Mac Studio. Questo prodotto, che si posiziona proprio in una fascia intermedia fra il Mac mini e il Mac Pro, sarà utilizzato da moltissimi professionisti visto l’ottimo rapporto fra il prezzo e le incredibili prestazioni date dai nuovi processori M1 Max e Ultra.

Restando sempre in ambiente macOS, ma nel settore notebook, Apple ha da sempre dotato la sua linea di prodotti Pro con display degni di nota quanto a qualità costruttiva e prestazioni, se paragonati alla concorrenza nel medesimo segmento. Con i nuovi MacBook Pro (14 e 16 pollici) si è spinta decisamente oltre. Grazie al cambio di design i display chiamati Liquid Retina XDR di queste macchine sono si più spessi dei precedenti (4 mm di spessore) ma raggiungono specifiche tecniche decisamente molto alte. La retroilluminazione non è più affidata a strisce di Led posizionate ai bordi del display, ma ad una matrice di “mini-led” che coprono tutta la superficie. Nel MacBook Pro da 16″ sono 10.000 e garantiscono 1.000 nits di luminanza continua, 1.600 nits di picco e un contrasto di 1.000.000:1. Riuscendo a modulare rapidamente la luminosità a zone di questi mini-led si riesce ad avere una luminosità altissima ma anche dei neri “profondi” che rasentano gli zero nits, paragonabili alla tecnologia OLED.

Un passo in avanti nella gestione colore di macOS

Nel settore professionale della gestione e postproduzione di immagini/video vengono utilizzati monitor studiati e realizzati per avere un’alta fedeltà cromatica, come ad esempio la serie ColorEdge di Eizo. Avere un monitor esterno di questo tipo, calibrato correttamente per il tipo di lavoro che si sta facendo è la soluzione più sicura ed efficiente possibile. A volte però capita di dover lavorare in mobilità e per forza di cose ci si trova a fare affidamento al monitor integrato di un MacBook Pro. In scenari di questo tipo si possono arrivare a buoni risultati anche con una calibrazione software tramite un colorimetro Xrite o Datacolor.

L’ambiente macOS da sempre supporta molto bene la gestione colore a livello di sistema operativo e delle varie applicazioni legate ad esso. Cambiare il profilo del monitor è un’operazione rapida e modificabile dalle preferenze di sistema; aprire un’immagine con Anteprima o tramite Quick Look restituisce una visualizzazione dell’immagine rispettando il profilo colore incorporato; l’utility ColorSync è molto utile per visualizzare, gestire e confrontare i profili colore, ecc. Diciamo che Apple è sempre stata molto attenta in questo frangente. Lo stesso non si può dire di Windows che, ad oggi, ha ancora svariati problemi in questo ambito a partire dal più banale: la gestione del colore non corretta da parte dell’applicazione di sistema per la visualizzazione delle immagini.

Con l’introduzione dei nuovi monitor, Apple ha fatto un incredibile passo in avanti nella gestione colore. In questo articolo andremo proprio a vedere quali sono queste novità e quali saranno le implicazioni che dovremmo aspettarci in futuro visto il massiccio utilizzo dei dispositivi Apple in questo settore.

Modalità di riferimento

Su un dispositivo Apple la calibrazione di un monitor integrato, come nel caso di un MacBook Pro o di un monitor esterno standard, passa dalle varie misurazioni eseguite da una sonda fino alla generazione di un profilo colore da parte del software che viene applicato, di solito in automatico come nel caso di Xrite/Calibrite, nelle preferenze di macOS (Preferenze di sistema > Schermi > Profilo colore).

Questa calibrazione software funziona piuttosto bene ma ha molte limitazioni, in primis quella della luminosità. Quando andiamo ad impostare i valori di calibrazione ci viene richiesta anche la luminanza del display in candele per metro quadro. Se ad esempio impostiamo un valore di 100 cd/m2 poi dobbiamo variare manualmente (nel caso di un MacBook Pro agendo sui tasti + e – della luminosità) per portarci al valore richiesto prima della misurazione. A posteriori dovremo ricordarci che quando useremo quel profilo colore del monitor dovremmo impostare nuovamente 100 cd/m2 : ancora una volta un’operazione manuale che richiede di contare le tacche di luminosità sull’interfaccia grafica (nulla di preciso anzi molto fastidioso). Senza contare il problema che potrebbe sorgere nel caso fosse attivata l’opzione di variare la luminosità in base all’ambiente. A questo problema se ne vanno a sommare molti altri, sia di natura tecnica che di facilità di utilizzo nel caso ci sia la necessità di cambiare il preset di riferimento. Lo sa bene chi utilizza Eizo con il software ColorNavigator. La possibilità di gestire più profili di lavoro e di passare da uno all’altro con un semplice click senza preoccuparsi di nulla è fantastico!

Con l’avvento dei nuovi monitor, Apple ha (finalmente) introdotto la possibilità di gestire dei profili di lavoro chiamati “modalità di riferimento” comodamente da sistema operativo. Queste nuove impostazioni vengono attivate solo se viene rilevato uno di questi nuovi monitor (ad oggi il Pro Display XDR, Studio Display, Liquid Retina XDR) e con una versione di macOS recente (Catalina 10.15 o successive). Ogni modalità di riferimento imposta lo spazio di colore, il punto di bianco, la gamma e la luminosità dello schermo.

Si può scegliere fra le varie modalità di riferimento messe a disposizione dalle Preferenze di sistema > Schermi oppure comodamente dalla barra del menù di macOS in alto a destra.

La lista è suddivisa in due parti: la prima in alto contiene i preset sviluppati da Apple di cui il primo è quello impostato di default; la seconda elenca i preset basati su standard utilizzati per varie tipologie di flussi di lavoro.

Nel caso di un MacBook Pro 16” M1 Pro i primi due sono:

  • Apple XDR Display (P3-1600 nit)
    Basato sui colori primari P3 utilizza una luminanza fino a 1600 nits per i contenuti HDR (High Dynamic Range) e 500 per i contenuti SDR (Standard Dynamic Range).
  • Display Apple (P3-500 nit)
    Basato sui colori primari P3 utilizza una luminanza massima di 500 nits sia per contenuti HDR che SDR.

Tutti gli altri preset sono basati su flussi di lavoro standard utilizzati in ambito video, cinema, fotografia, design, stampa e web. A differenza dei primi due che consentono all’utente di regolare a piacimento la luminosità del display, questi impostano una luminosità fissa del display e disabilitano la funzione True Tone.

Prendiamo in esame quello inerente ad un flusso di lavoro per la fotografia: Photography (P3-D65). Questo preset utilizza uno spazio colore ampio basato sui colori primari P3, un punto di bianco D65 (6500 K), gamma 2,2 e una luminanza di 160 (non è prevista una luminanza diversa per i contenuti HDR). Questo significa che una volta impostata questa modalità di riferimento non sarà più possibile modificare la luminanza del monitor che sarà impostata su 160 cd/m2, requisito fondamentale se vogliamo avere un riferimento oggettivo.


La documentazione Apple a riguardo è molto esaustiva, questa è la pagina dedicata a questo tema dove potete trovare tutte le descrizioni dei vari preset: Usare le modalità di riferimento con MacBook Pro con display Liquid Retina XDR o Apple Pro Display XDR.

Modalità di riferimento personalizzate

In ambito professionale poter scegliere di lavorare con vari profili per poter verificare con certezza la resa cromatica di una foto o di un video nei diversi output richiesti è fondamentale, perché le variabili possono essere molteplici. Anche se gli standard nei vari ambiti sono ben definiti può esserci la necessità di discostarsi dai valori della luminanza per svariati motivi: ad esempio per un maggior comfort visivo dovuto alla luminosità presente nel luogo dov’è posizionato il monitor o semplicemente per creare un target per uno specifico lavoro. Per coprire anche queste particolari situazioni Apple ha previsto la possibilità di creare delle modalità di riferimento personalizzate.

Come esempio andiamo a creare un nuovo preset personalizzato basato su “Photography (P3-D65)” dove andremo a modificare la luminanza da 160 a 100 cd/m2. Solitamente se si lavora in un ambiente con luce controllata per un giusto comfort visivo i valori di luminanza variano da 80 a 100 cd/m2, valori fra l’altro previsti anche dalla normativa ISO 3664:2009. Il valore di luminanza di 160 cd/m2 previsto come standard da Apple è sicuramente più vicino ad una visione media di un’immagine su dispositivi portatili o mobili in un ambiente quotidiano.

Apriamo il menu “Preset”, scegliamo la voce “Personalizza preset”, selezioniamo “Photography (P3-D65)” in modo da avere gli stessi dati di partenza e clicchiamo sul tasto “+”.

Da questa finestra possiamo creare un preset personalizzato impostando il gamut (P3, Rec.709/sRGB, EBU/PAL, SMPTE-C/NTSC), il punto di bianco (D65, DCI, D50, oppure un bianco personalizzato inserendo le coordinate x y), la gamma e la luminanza in cd/m2. Spuntando la voce “Abilita contenuti HDR” possiamo impostare il valore di luminosità che dovrà avere il display nel momento in cui saranno in riproduzione contenuti HDR.

Per questo esempio ci basta cambiare il nome del preset e impostare la luminanza SDR con un valore di 100. Fatto questo salviamo il nuovo preset.

Per verificare la bontà del display e la corrispondenza dei valori che abbiamo assegnato a questo preset è stata misurata la luminanza tramite il colorimetro i1 Display Pro di Xrite che ha rilevato un valore di 100,7 nits. Praticamente perfetto!

Qui trovate la documentazione ufficiale di Apple per la creazione delle modalità di riferimento personalizzate: Creare modalità di riferimento personalizzate sul Mac.

Calibrazione accurata

Ogni preset, ad eccezione dei primi creati da Apple, può essere calibrato in modo accurato inserendo i valori del punto di bianco e luminanza misurati e successivamente quelli di target.

Per farlo abbiamo bisogno di un colorimetro o spettrofotometro; in questo esempio sarà utilizzato sempre l’Xrite i1 Display Pro e l’applicazione ccProfiler. È sempre consigliato eseguire le misurazioni dopo che il monitor è rimasto acceso per almeno 30 minuti e in condizioni di bassa luce ambientale per evitare di falsare i risultati.

Per effettuare la calibrazione accurata scegliamo il preset dal menù e successivamente la voce “Calibrazione accurata”. Inseriamo i valori misurati dalla sonda nella riga “Misurazione”, nello specifico le coordinate x e y del punto di bianco (descritto nello spazio colore CIE 1931 xyY) di un’immagine bianca e la luminanza in cd/m2. Nella riga “Target” invece inseriamo i valori di riferimento, in questo caso (x)=0.3127 (y)=0.3290 luminanza=100.

Volendo è possibile inserire una descrizione: la cosa più importante è indicare la data in cui si è effettuata la calibrazione ma questa viene già registrata in automatico nella riga sottostante. Ovviamente possiamo aggiornare i dati quando vogliamo o ripristinare tutto tramite l’apposito pulsante.

Quasi sicuramente una volta applicata questa calibrazione non riuscirete a percepire alcuna differenza sostanziale, questo perché gli scostamenti saranno minimi, a conferma dell’ottima calibrazione fatta in fase di produzione.

Arrivati a questo punto vi chiederete se è possibile calibrare il display tramite un profilo colore ad-hoc, come si è sempre fatto, e dove impostarlo, visto che dalle nuove preferenze schermo di macOS non c’è una sezione dedicata. La risposta è sì, si può fare: una volta impostato un preset del monitor (che sia uno fra quelli proposti da Apple o uno personalizzato) e fatta la calibrazione interna che appena descritta, si può procedere come sempre con la calibrazione tramite un colorimetro Xrite/Calibrite o di altre marche.

Per ora comunque meglio non farlo a meno che non vogliate sperimentare. I risultati sembrano comunque essere molto buoni ma ad oggi non c’è ancora un supporto ufficiale da parte di Xrite/Calibrate (e da quello che risulta neanche da parte di Datacolor) per questa tipologia di monitor con tecnologia mini-LED. C’è chi riesce ad avere dei risultati migliori utilizzando come tipologia “LED Bianco” altri con “Fosforo PFS”. Visto il contesto e il fatto che la calibrazione in questi casi va ad agire su piccoli scostamenti non è ancora il caso di procedere con una calibrazione basata su delle misurazioni non certificate al 100% da chi produce il colorimetro. Meglio attendere un aggiornamento del software per la piena compatibilità.

In ogni caso, per rispondere alla domanda di come impostare il profilo icc del monitor, con questi nuovi monitor non è più all’interno di Preferenze di sistema > Schermi > Colore. Bisogna aprire l’applicazione “Utility ColorSync” e nella tab Dispositivi > Schermi > LCD a colori > Profilo attuale sarà possibile vedere quale profilo icc è in uso e tramite il pulsante con la freccia verso il basso selezionarne uno personalizzato.

Ho voluto fare un test visivo dopo aver eseguito la calibrazione accurata provando ad affiancare il mio MacBook Pro da 16″ (con Liquid Retina XDR) impostato sul preset “Photography P3-D65” al monitor esterno Eizo CG2420 che utilizzo abitualmente calibrato con le medesime impostazioni come reference. Dopo aver guardato accuratamente svariate immagini posso affermare che cromaticamente i due monitor risultano davvero molto simili. Non è possibile dire “uguali”, perché teoricamente è impossibile, ma vi assicuro che è difficile notare differenze cromatiche. L’unica discrepanza rilevabile è sul contrasto: il punto di nero del MacBook Pro è più profondo rispetto all’Eizo a causa della tipologia del pannello, questo influisce sul contrasto globale dell’immagine e dunque si nota maggiormente nelle parti scure. Al netto di questo, cromaticamente risultano ben allineati.

NOTA: nella documentazione ufficiale di Apple riguardo alla calibrazione del monitor Apple Pro Display XDR come requisito viene indicato lo spettroradiometro di terze parti CR-300 del costo di circa 16.000 $. Ovviamente sono strumenti di altissima precisone utilizzati per la calibrazione dei dispositivi nella fase di produzione e test. Questo in ogni caso fa percepire gli alti standard fissati per le calibrazioni effettuate in fabbrica per ogni monitor di questo tipo.

Considerazioni finali

Il lavoro fatto da Apple nella gestione colore integrata su macOS su questi nuovi monitor è incredibile! Porta la discussione su altri livelli oltre a spostarsi decisamente molto di più nell’ambito professionale seguendo le migliorie fatte dal lato hardware. Questa evoluzione verso prodotti pensati e studiati nei minimi dettagli per l’utenza Pro non può che far piacere a moltissimi professionisti. In questo specifico ambito della gestione colore del sistema operativo si distingue ancora di più rispetto alla controparte Windows, che negli ultimi anni non ha apportato nessuna novità tangibile in tal senso. La speranza è di vedere un giorno questa apertura anche su iPadOS: viste le specifiche dei display utilizzati sugli iPad Pro sarebbe interessante poter utilizzare le medesime modalità di riferimento introdotte su macOS.

Chi lavora nella postproduzione di immagini o video di un certo livello, dove la color correction e il color grading sono fondamentali, è già abituato a lavorare con una gestione colore del monitor avanzata. Mi riferisco nello specifico all’utilizzo di monitor come Eizo ColorEdge e all’utilizzo del software di gestione ColorNavigator tramite il quale è possibile gestire i vari preset di lavoro, impostare la calibrazione hardware fin nei minimi dettagli, utilizzare sonde di misurazione esterne direttamente dal software senza dover riportare manualmente i dati (come avviene con la procedura Apple che abbiamo visto) o ancora delegare in toto la calibrazione al monitor che dopo un numero di ore prestabilito o in giorni preimpostati è in grado di accendersi, preriscaldare il pannello ed effettuare la calibrazione in autonomia tramite il colorimetro integrato come nella serie CG di Eizo.

Monitor di questa tipologia studiati appositamente per questo specifico utilizzo danno all’utente la possibilità di operare e personalizzare ogni minimo dettaglio, ma ciò non toglie che l’attenzione e lo sviluppo fatto da Apple siano importantissime e apprezzate in questo momento, specialmente per dispositivi come i MacBook Pro che utilizzando display integrati.

Implicazioni per il futuro

Quello che può sembrare un semplice “aggiornamento software” o una nuova funzione del sistema operativo in realtà nasconde un’enorme rivoluzione che porterà a implicazioni molto profonde nei prossimi anni. Se la calibrazione del monitor è da sempre un tema relegato a pochi professionisti, adesso in modo molto trasparente arriverà ad un bacino vastissimo di persone. Tralasciando i monitor esterni, basti pensare alla diffusione dei MacBook Pro fra i fotografi, postproduttori, videomaker, grafici, designer, web designer, sviluppatori e molte altre figure legate al mondo della creatività e della produzione di contenuti in generale. Figure che spesso si trovano a parlare e confrontarsi fra di loro essendo inserite in progetti che coinvolgono molti professionisti. Oggi come oggi è praticamente utopistico pensare di trovare un direttore artistico, un cliente, un designer o qualsiasi altra figura che utilizzi un monitor di un certo livello calibrato; e se calibrato che lo sia con le stesse nostre impostazioni in modo da affrontare un dialogo a distanza sapendo di guardare una visualizzazione a monitor molto simile della stessa immagine o video. Adesso, o comunque nei prossimi anni, potrebbe essere molto più semplice e meno irreale pensare di interfacciarsi con un’altra persona, che non ha nessuna competenza tecnica sulla gestione colore del monitor ma utilizza un dispositivo Apple, e impostare una discussione in fatto di resa cromatica semplicemente accordandosi sul preset da scegliere comodamente su macOS. Ovviamente in questi caso il monitor non sarà stato calibrato in modo accurato ma è già una buona base di partenza rispetto a quanto accade oggi.

In questo prossimo scenario sarà sempre più importante pensare di utilizzare dei preset di lavoro che si basino su standard che attualmente non sono visti come principali ma che lo diventeranno. Nel mondo della fotografia si parla praticamente solo di sRGB o AdobeRGB ,quando nella realtà la fruizione online dei contenuti viene fatta nella maggior parte da dispositivi mobile con display pensato per coprire lo spazio colore Display P3. Ne abbiamo parlato in modo più approfondito in questo articolo. Se avete notato tutti i preset wide gamut utilizzati da Apple sono basati sul P3 e questa è l’ennesima prova di cosa ci aspetterà nel prossimo futuro. Diffidate da chi vi dice il contrario e se utilizzate monitor esterni di qualità preparatevi dei preset basati sugli standard proposti da Apple, vi torneranno utili.

Manuel Babolin

Managing Partner & Digital Retoucher

Manuel Babolin

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