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Calibrazione del monitor, la norma ISO 3664:2009

Calibrazione del monitor, la norma ISO 3664:2009

07 Ottobre 2020

Manuel Babolin

5 min

Calibrazione del monitor, la norma ISO 3664:2009

Per chi lavora in ambito fotografico la cura del colore è una parte fondamentale del proprio lavoro: inizia con la fase di scatto e si propaga fino alla fruizione finale del contenuto, sia esso in formato digitale che cartaceo. Purtroppo questo è un percorso costellato di variabili che possono finire per alterarne la percezione del colore. Vediamo quindi quali sono le indicazioni della normativa ISO di riferimento.

Premesso che ogni persona, per una questione biologica data dal numero diverso di recettori presenti nella retina e di elaborazione degli stimoli da parte del cervello, percepisce il colore in modo leggermente diverso e, fatto salvo per patologie come il daltonismo, diventa fondamentale ridurre il più possibile gli elementi che ci portano a percepire queste differenze.

Molte variabili sono fuori dal nostro controllo: ad esempio prendendone in considerazione una delle più impattanti come la condizione di visualizzazione, risulta diverso guardare una fotografia alla luce del sole a mezzogiorno, in un giorno piovoso o al tramonto. Inutile dire che la stragrande maggioranza delle fotografie ad oggi vengono viste tramite display e non stampate e dunque questo va a complicare ulteriormente le cose aumentando le possibili fonti di alterazione come ad esempio la bontà del display, la luminosità, ecc.

Per chi lavora con fotografie ad uso commerciale che verranno viste da un pubblico molto ampio e che durante la fase di lavorazione richiedono dei confronti fra le varie figure come il fotografo, il post-produttore, il direttore artistico diventa di fondamentale importanza trovare un punto comune di visualizzazione al quale avvicinarsi il più possibile in modo da avere una riproduzione coerente anche se si è in posti diversi con monitor diversi.

In ambito professionale l’utilizzo di monitor di fascia alta con specifiche adatte per la visualizzazione fotografica è dato per scontato, come lo è la calibrazione di routine. Quello che è meno scontato invece, a volte quasi un argomento tabù, sono le impostazioni di calibrazione. Infatti il processo che comunemente chiamiamo calibrazione del monitor non è un’operazione automatica, ma prevede tre fasi (che vedremo in modo approfondito in un articolo dedicato) che possiamo riassumere in questi termini:

  • CALIBRAZIONE ovvero l’utente sceglie i parametri che dovranno essere impostati sul monitor. Questa fase è manuale e gestita appunto dall’utilizzatore in base al tipo di lavoro che dovrà visualizzare a monitor.
  • CARATTERIZZAZIONE fase gestita completamente dal software che prevede la misurazione delle caratteristiche del monitor.
  • CREAZIONE PROFILO ICC il software si preoccupa di creare il profilo ICC che sarà poi installato nel sistema operativo.

È quindi la prima fase, quella manuale di scelta delle impostazioni, a creare divergenze e scuole di pensiero diverse. Molti professionisti decidono di non preoccuparsene utilizzando preset forniti direttamente dai software di calibrazione, impostando dei paramenti che hanno trovato online o nei casi peggiori per sentito dire. Sono pochi i professionisti che fanno scelte ponderate in base al lavoro e all’utilizzo prevalente del monitor.

È bene sapere che non esistono delle impostazioni obbligatorie per determinati usi, ci si può spostare all’interno di alcuni piccoli range di parametri. Ad esempio la nostra vista si adatta continuamente all’ambiente e a quello che stiamo guardando. Impostare un monitor da un punto di bianco di 5000 K a 5500 K farà apparire l’immagine più fredda ma questa sensazione durerà solamente alcuni minuti poi cominceremo nuovamente a percepire il bianco come neutro senza una dominante tendente al blu. E se torneremo di nuovo a 5000 K lo percepiremo come caldo e così via. Questo effetto è accentuato tanto più il monitor sarà isolato dal contesto, ad esempio in un ufficio di sera con poca luce ambientale. Le cose risulterebbero diverse se dietro al monitor ci fosse una parete bianca ben illuminata, cosa che involontariamente ci farebbe da riferimento costante nel percepire il bianco del monitor come freddo o caldo.

Per tornare al concetto che abbiamo introdotto all’inizio di questo articolo, più riusciamo a portarci vicino ad uno standard noto a tutti, meno saranno le variabili soggettive in campo, e più avremo un’immagine davanti i nostri occhi uguale, o forse meglio dire molto simile, a quella di un nostro collega o collaboratore: questo ci renderà la vita meno difficile e i confronti saranno meno soggetti a malintesi.

A questo scopo esistono due norme ISO che riguardano la colorimetria di un monitor e dell’ambiente circostante:

  • ISO 12646:2008/Amd 1:2010 Graphic technology – Displays for colour proofing – Characteristics and viewing conditions
  • ISO 3664:2009 Graphic technology and photography — Viewing conditions

Gli argomenti trattati da queste due norme sono molto complessi, ma ci basta sapere che la prima è rivolta alla visone di immagini digitali visualizzate a monitor per prove colore e stampa, mentre la seconda riguarda immagini digitali viste a monitor in modo isolato, indipendentemente da uno stampato quindi per post produzione e la generica visione a monitor, comunemente e brutalmente definita come uso web.

Vediamo quindi quali sono i principali parametri espressi nella norma ISO 3664, che per i più curiosi è descritta in un documento di 44 pagine acquistabile sul sito iso.org 

ISO 3664:2009 Graphic technology and photography Viewing conditions

Questo Standard Internazionale fornisce le specifiche per le condizioni di illuminazione e di visualizzazione che, se correttamente implementate, ridurranno gli errori e i malintesi causati da tali carenze e incongruenze.

PARAMETRI MONITOR

White point: 6500 K
Brightness: 80-100 cd/m2
Black level: minimum
Gamma: 2,2

Questi sono i parametri principali da impostare come target della calibrazione nel monitor. Possiamo scegliere il valore della luminanza in base a quanto è luminoso l’ambiente in cui lavoriamo e a come ci sembra più confortevole per la vista il monitor. Questo indipendentemente dallo spazio colore che andremo a scegliere: nativo del monitor, AdobeRGB, sRGB.

Un white point di 6500 K è consigliato con l’eccezione in cui sia possibile caricare una sola curva nella LUT rendendo impossibile regolare i livelli di R, G e B in modo indipendente. Solitamente questo è tipico dei portatili, in questo caso è opportuno scegliere il bianco nativo in modo da non far regolare il bianco dalle LUT.

Parametri impostati come target e risultati della misurazione effettuata
dal software ColorNavigator 7 su un monitor Eizo ColorEdge CG2420.

AMBIENTE

La norma oltre ai parametri da utilizzare come target per la calibrazione del monitor, definisce anche le condizioni ambientali ottimali per una corretta visualizzazione:

  • All’interno della postazione di lavoro, il monitor deve essere posizionato in modo che non vi siano zone fortemente colorate (compresi gli indumenti) direttamente nel campo visivo. Idealmente, tutte le pareti, i pavimenti e i mobili nel campo visivo dovrebbero essere grigi.
  • Il monitor inoltre deve essere posizionato in modo che nessuna fonte di illuminazione, come lampade o finestre non schermate, si trovi direttamente nel campo visivo o provochi riflessi visibili dalla superficie del monitor.
  • La luminanza dell’ambiente circostante dovrebbe essere inferiore al 25% della luminanza del bianco del monitor.
  • L’illuminazione nell’area attorno al monitor deve avere una temperatura colore inferiore o uguale a D65 (6500 K).

Ricapitolando la visualizzazione del colore a video è un argomento molto vasto con variabili soggettive, specialmente per quanto riguarda la parte relativa alla calibrazione del monitor poiché spesso la sua impostazione viene fatta su basi personali o comunque non del tutto corrette. Premesso che la quadratura del cerchio non esiste e quindi non è tecnicamente possibile avere condizioni di visualizzazione di un’immagine identiche al 100% fra vari monitor, è possibile mitigare il peso delle innumerevoli variabili in gioco applicando degli standard riconosciuti a livello internazionale. Nel caso della visualizzazione di fotografie e la relativa post produzione, quelli relativi alla norma ISO 3664:2009.

Manuel Babolin

Manuel Babolin

Managing Partner & Digital Retoucher

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