Postproduzione fotografica: la gestione del cliente

Qualcuno ha fatto il vostro nome. Oppure sono piaciuti i lavori che avete a portfolio. C’è stata una trattativa e alla fine avete deciso di collaborare. Avete un nuovo cliente! Il più è fatto? Non proprio.

La gestione di un nuovo cliente è un elemento critico per chi lavora nel campo della postproduzione fotografica. Da un lato c’è l’aspetto economico, dove è importante non sforare con i tempi per non perdere il margine di guadagno. Dall’altro, fotografi e studi fotografici sono spesso diffidenti nell’affidarsi ad un nuovo collaboratore per l’editing. Quindi quando succede, è bene farsi trovare pronti e dimostrare di essere degni di fiducia.

Alla base di tutto c’è il preventivo

Facendo un passo indietro, in realtà la gestione ottimale del cliente comincia da una corretta quotazione del lavoro. A meno che non abbiate già collaborato con il cliente in questione, fornite sempre una forchetta di costo che indichi un minimo e un massimo all’interno del quale ricadrà la cifra finale. Specie se si ha a che fare con un nuovo cliente, le variabili sconosciute sono troppe e il rischio di andare in pari o addirittura in perdita è una cosa da tenere in considerazione.

Molto importante è l’output richiesto (che deve sempre essere esplicitato in fase di preventivo): la dimensione di esportazione necessaria del file lavorato e approvato vi darà una buona indicazione sulla qualità richiesta del lavoro che affronterete. Ovviamente l’impegno per un immagine social non è lo stesso di quello necessario per una campagna stampa strutturata.

Qualche postproduttore definisce il proprio lavoro basandosi su un listino. Dal canto nostro, è sempre preferibile fare una valutazione puntuale e quotare la prestazione sull’effettiva mole di lavoro da affrontare.

Sviluppati o da sviluppare

Una volta realizzato lo shooting, le strade sono due: i file vengono forniti già sviluppati dal fotografo oppure è necessario partire dal RAW. Non entreremo nel merito del perché, a nostro parere, il software più indicato per questa operazione sia CaptureOne e non Lightroom (se volete approfondire la questione ne abbiamo già parlato qui).

Nel caso si parta dalla fase di sviluppo, ci sono alcuni aspetti da tenere a mente. Uno di questi è sicuramente la strumentazione utilizzata per l’acquisizione. Informatevi con cosa si scatta e tenetevi aggiornati sulle peculiarità di ogni brand: dimostrerete di essere un valido aiuto anche al di fuori del vostro ambito professionale e parlerete al fotografo nella sua stessa lingua.

Nella fotografia di prodotto, ma in certi casi anche nella moda, è richiesta un’attenzione particolare per la resa e la corrispondenza cromatica dei prodotti e dei materiali. Informatevi già durante la stesura del preventivo se il lavoro dovrà prevedere anche la gestione e correzione del colore, ad esempio con profilature personalizzata delle macchine, utilizzo di riferimenti colore o campioni fisici di materiale utili per la corrispondenza cromatica. Qualora  il lavoro debba essere stampato sarà fondamentale prevedere anche la realizzazione di prove colore certificate da sottoporre al cliente per l’approvazione. 

I contributi

Il fotografo potrebbe fornirvi dei “contributi” per facilitare il vostro intervento ovvero porzioni di immagini utili a ricostruire un riflesso ad esempio, oppure una macro di una texture particolare o scatti multipli per recuperare diverse illuminazioni. Non è detto che siano effettivamente necessari, dipende dal proprio flusso di lavoro e dal soggetto in questione. In ogni caso concordateli prima, in fase di progettazione dello shooting se possibile. Potrebbero essere fondamentali, e allora serviranno i contributi giusti. Potrebbero essere superflui, nel qual caso avrete fatto risparmiare del lavoro extra.

Interventi concordati e prima bozza

L’elenco degli interventi da effettuare sulle immagini deve essere fornito in forma scritta. Ogni intervento deve essere chiaramente indicato e non lasciare spazio ad interpretazioni. Il classico ”avevo capito che” e il “pensavo intendessi” sono tra le principali fonti di perdita di tempo.

Una volta pronta la prima bozza, consegnate al cliente un’immagine in bassa risoluzione perché possa verificare colori e interventi prima della finalizzazione e dell’esportazione del file definitivo. In questa fase il fotografo o lo studio fotografico potrebbero non essere il “vero” cliente finale, ma potrebbero dover sottoporre la bozza all’azienda o all’agenzia che ha commissionato il lavoro. È caldamente consigliato che siano state definite a monte quante revisioni sono comprese nella quotazione approvata. È importante farlo presente soprattutto durante la discussione della bozza: il rischio di correzioni che arrivano a spizzichi e bocconi e prove infinite (specialmente se il cliente finale non è il professionista che ha realizzato gli scatti) è sempre dietro l’angolo.

Nominate ogni immagine di bozza correttamente, in modo che sia chiaro al cliente che il file non è il definitivo e numeratele progressivamente. Sembra una cosa banale ma quando si producono più prove o bozze è difficile poi capire a quale di queste il cliente o l’agenzia fa riferimento nelle eventuali revisioni. 

I file approvati

Consegnate le immagini definitive nel formato concordato con il cliente e indicate nel nome del file le caratteristiche di base, specialmente nel caso di esportazioni in formati multipli. Inserite informazioni come la compressione, la profondità colore (8 o 16 bit) ed il profilo colore utilizzato. Farete risparmiare tempo e sarà molto apprezzato da chi dovrà utilizzare le foto.

“Regole” e consuetudini auree

Adesso che il “viaggio” della postproduzione delle immagini è concluso, estrapoliamo alcune regole del processo di gestione del cliente che riteniamo sempre valide, in special modo se si tratta di un primo incarico con un fotografo o uno studio fotografico:

  • fatevi sempre approvare il preventivo prima di iniziare a lavorare;
  • comunicate e fatevi comunicare sempre tramite email (in maniera da avere traccia scritta) gli step della lavorazione, le richieste di approvazione e modifica, eventuali variazioni dei tempi di consegna o interventi non preventivati; 
  • aggiornate il cliente sull’avanzamento del lavoro e comunicate tempestivamente se le modifiche o revisioni richieste sforano le tempistiche ed eventualmente il budget a disposizione; 
  • nel caso di dubbi fermatevi e chiedete chiarimenti, magari inviando una bozza della lavorazione in corso. Sarà percepita dal cliente come interesse e professionalità da parte vostra, oltre che a evitare di farvi lavorare per nulla;
  • inviate i file di bozza e definitivi sempre tramite servizi di filesharing sicuri e criptati;
  • se il lavoro lo richiede e le condizioni lo permettono, invitate il cliente a passare in studio; vedere l’immagine sullo stesso monitor e nelle stesse condizioni spesso evita molti fraintendimenti; 
  • archiviate in maniera corretta i file definitivi, potrebbero venirvi richiesti in futuro o servire per altri lavori. Meglio comunque concordare con il cliente un arco di tempo realistico per la conservazione dei file;
  • lavorate su un monitor professionale e soprattutto calibrato correttamente.

Per concludere

Quanto elaborato qui sopra è una proposta di gestione del rapporto di lavoro nell’ambito della postproduzione fotografica. Tale proposta è dettata dall’esperienza maturata anche in contesti diversi da quello fotografico commerciale. Riteniamo possa essere utile ad entrambe le tipologie di attori del mercato (fotografi/studi e ritoccatori) per impostare da subito una collaborazione basata sulla chiarezza e sulla trasparenza.

Manifesto per le immagini di prodotto e-commerce

L’immagine di prodotto e-commerce è sempre stata la più maltrattata dell’ambiente visual di brand. Non riceve e non ha mai ricevuto l’attenzione o il trattamento che riservati ad altre categorie. Basti pensare all’immagine di campagna o a quella per i supporti cartacei. Riceve meno attenzione persino dell’immagine social, che rappresenta la fruizione effimera per definizione. Uno scroll c’è, quello dopo non c’è più.
Eppure il ruolo dell’immagine di prodotto è determinante, perché tra tutte è l’unica che ha una funzione “quasi” misurabile. Deve vendere. L’immagine del prodotto ha una sola, fondamentale, missione: deve convincere l’utente a mettere quel prodotto (almeno) a carrello.

Lo scenario di riferimento

In tempi di covid-19 l’immagine di prodotto e-commerce ha aumentato a dismisura il suo speso specifico nell’economia della produzione dei contenuti. Tra pandemie e lock-down, una fetta molto grande degli acquirenti dei punti vendita si è riversata in rete. E questi acquirenti hanno cominciato ad acquistare tramite i canali digital senza averlo mai fatto prima. Tutto ciò ha dato un’enorme spinta al commercio online e, di riflesso, ha incentivato tantissime aziende a completare la transizione omnichannel. Alcuni hanno persino messo i canali di vendita “virtuali” in cima alla piramide alimentare. 

Qualche dato

I dati che arrivano dal mercato USA parlano chiaro:

  • il 39% dei consumatori ha aumentato i propri acquisti online;
  • il 61% dei consumatori continua ad acquistare online anche se ha la possibilità di recarsi in negozio;
  • 71% è la crescita del valore delle vendite online nel periodo aprile/giugno rispetto all’anno precedente;
  • il 59% dei consumatori digitali afferma che la pandemia ha avuto un forte impatto nel modo in cui percepiscono i brand.

Più clienti potenziali, ma anche più concorrenza.
Le conseguenze? La partita degli e-commerce si gioca sugli e-commerce. Nel giro di breve tempo la differenza non sarà più tra avere o non avere una piattaforma di vendita online, ma la qualità della stessa. 

I criteri di giudizio dell’Istituto Tedesco Qualità e Finanza

L’Istituto Tedesco Qualità e Finanza, stabilendo i criteri per determinare i migliori store online italiani, giunge ad una conclusione molto simile. Lo si nota andando a leggere quali sono i punti considerati nel momento della formulazione del giudizio su uno store digitale:

  • Funzionalità della ricerca
  • Usabilità del sistema del catalogo
  • Presentazione del prodotto
  • Fiducia e sicurezza
  • Acquisto e consegna
  • Servizio e comunicazione

Funzionalità della ricerca e Usabilità del sistema del catalogo rientrano all’interno dei compiti svolti dal web design e dall’UX design. Fiducia e sicurezza hanno a che fare con l’immagine di brand. Acquisto e consegna con i sistemi di pagamento e di gestione logistica dell’ordine. Servizio e comunicazione con il customer care. Presentazione del prodotto invecesembra ricadere in un limbo che non prevede alcuna specializzazione a supporto. Chi si occupa dello shooting realizzerà i contenuti. L’e-commerce specialist controllerà che le schede prodotto siano complete. Ma chi avrà la responsabilità su come vedrà effettivamente il prodotto l’utente finale?

Gli aspetti chiave dell’immagine di prodotto

Di seguito presentiamo una lista di aspetti che, a nostro parere, vanno tenuti in considerazione prima di pubblicare un’immagine di prodotto su una piattaforma e-commerce. Questi sono stabiliti sulla base del principio per cui l’immagine digitale deve rispettare quanto più fedelmente possibile l’oggetto o l’indossato che rappresenta. Inoltre, l’editing deve essere quanto più contenuto possibile, meglio se assente (a parte sviluppo del file RAW e gli interventi come crop e similari). A nostro modo di vedere nella fotografia di prodotto ogni modifica sostanziale del file, e quindi distorsione della realtà, rappresenta una sconfitta professionale di tutti coloro che sono coinvolti nel flusso di lavoro che ha portato alla creazione di quell’immagine.

Sporco sul fondo

In tutti gli scatti che prevedono uno sfondo uniforme e pulito, come ad esempio scatti di abiti indossati fatti su curva, è importante che lo sfondo sia pulito. Tecnicamente è un risultato difficile da ottenere, specie nel caso di molti scatti consecutivi. Le calzature indossate dai modelli finiranno il pavimento e lo sfondo. Sarà compito della post-produzione intervenire e pulire lo sfondo. Non è infrequente trovare scatti di abiti indossati con il pavimento sporco e questo fa percepire una scarsa cura del brand della propria immagine.

Scontorno

Lo scontorno, specialmente per gli scatti still life, deve essere considerato come l’ultima spiaggia e nel flusso di lavoro una lavorazione da evitare. Oltre al far lievitare considerevolmente il tempo di post-produzione (e quindi i costi), il risultato non è sempre dei migliori. Di solito le immagini da trattare in un e-commerce sono molte e non c’è il tempo materiale per eseguire uno scontorno di alta qualità. Molti fotografi si affidano a servizi esteri per tracciare tutti gli oggetti con risultati spesso scarsi, con contorni secchi, spigolosi e generalmente innaturali, oltre a non esserci garanzie sulla sicurezza dei file inviati. Una base di scatto ottimizzata permette di uniformare facilmente il fondo in postproduzione, sia esso bianco puro, grigio o colorato. Così facendo verranno mantenute ombre e contorni naturali e il prodotto risulterà più autentico e di qualità.

Sporchi sull’oggetto e sull’indossato

Gi sporchi sul prodotto vanno tolti, sempre. Anche se in fase di scatto appare perfetto, spesso negli e-commerce vengono caricate immagini con dimensioni molto grandi per permettere lo zoom della foto. Vedere il prodotto con graffi, polvere, impronte o pelucchi, fa percepire un’abbassamento della qualità dell’oggetto. Tutto ciò si ripercuote a sua volta sul valore del brand stesso.

Tinta della pelle

Nel caso di scatti con modelli, oltre agli inestetismi, ci si trova ad affrontare problematiche che non si notano in un contesto quotidiano. Tipologia e quantità della luce utilizzata sul set fanno spesso percepire cambi di tonalità della pelle. Anche la temperatura ambientale del set influisce. La prima parte a risentirne di solito sono le mani: risulteranno più rossi rispetto al resto del braccio o del corpo. Può capitare anche su gambe o schiena. Questi inconvenienti possono venire addirittura enfatizzati se lo shooting avviene nel periodo estivo. In questo caso, a tutte le condizioni precedenti, si somma un’abbronzatura spesso non uniforme. Ovviamente sono aspetti difficilmente risolvibili durante uno shooting. Possono variare rapidamente durante la sessione, come il rossore dovuto alla temperatura sul set, per esempio. Tutto questo va analizzato e trattato in fase di sviluppo e ritocco delle immagini, conferendo omogeneità e naturalezza al colore della pelle.

Compressione dell’immagine

Chi progetta e-commerce (e nello specifico si parla del flusso di lavoro che prevede il caricamento delle immagini, l’approvazione, la gestione dei tag, codici prodotto, ecc.) solitamente integra nel processo il ridimensionamento e la compressione delle immagini per avere la sicurezza che tutto sia conforme alle specifiche tecniche richieste dal sito. In questo modo si porterà ogni immagine caricata a una dimensione corretta e compressa per alleggerire il peso del caricamento della pagina. Da una parte questo automatismo sembra essere efficiente. Dall’altra comporta numerose problematiche tecniche.

Per ottenere la migliore qualità possibile è necessario ridimensionare la foto. Va applicata la nitidezza “persa” in base alla tipologia di scatto e compresso il JPEG con l’algoritmo che garantisca il giusto compromesso fra qualità e peso. Quando la post-produzione viene eseguita correttamente queste fasi fanno parte del normale flusso di lavoro di un post-produttore. La consegna delle immagini di conseguenza è alla massima qualità e la cura dei dettagli avviene in base all’output richiesto. Tutte queste ottimizzazioni però vengono vanificate se successivamente, in fase di caricamento nell’e-commerce, le immagini vengono nuovamente e inutilmente ridimensionate e compresse dagli automatismi citati prima. Purtroppo è quello che succede quotidianamente nella quasi totalità degli e-commerce, causato proprio da quell’anello mancante fra sviluppo del sito e gestione delle immagini.

Di chi è la responsabilità?

Tanti aspetti da tenere in considerazione. In definitiva, potrebbe sembrare che ad influenzare la decisione se curare o meno un dettaglio ci sia un calcolo puramente economico, ovvero di risorse da investire nella lavorazione a posteriori dell’immagine scattata. La verità è che la quasi totalità di questi difetti sono correggibili adottando dei flussi di lavoro efficienti lungo tutta la filiera di produzione di quel contenuto. Da chi prepara lo still life o l’indossato prima dello scatto a chi effettua l’acquisizione. Paradossalmente, se si seguissero a monte determinati standard, chi si occupa dell’editing dovrebbe effettuare una lavorazione minima perché qualsiasi ulteriore intervento sarebbe inutile.

Per concludere

Sembra incredibile. Come possiamo noi, che l’editing è una parte importante del nostro lavoro, consigliare di ridurre la quantità di ritocco necessario ad un’immagine affinché possa essere ritenuta degna della pubblicazione?
La risposta è semplice. Un flusso di lavoro ottimizzato rende la vita più facile anche a chi fa il nostro mestiere e permette ai nostri clienti di apprezzare maggiormente il nostro lavoro.

È una questione di “cultura di settore”. L’editing non deve risolvere tutti i problemi che si accumulano in fase di styling o di scatto. Altrimenti si creano delle aspettative di ritocco irrealizzabili.

La lavorazione dell’immagine non è un’attività indipendente. Il postproduttore deve fungere da project management tecnico del progetto. Deve essere in grado di armonizzare il lavoro di tutti e collaborare alla creazione di una serie di step di lavoro standardizzati in base a specifiche esigenze.

Questa è la nostra visione.

Il Post-produttore – chi è e cosa fa

Definizione

Il post-produttore fotografico è la figura che, nell’ambito della fotografia digitale professionale, ha il compito di sviluppare i file RAW per ricavarne delle immagini che siano aderenti alla visione del fotografo nel momento in cui questo ha realizzato gli scatti; successivamente, applica alle immagini così ottenute le correzioni, contenute all’interno di un brief, in una modalità compatibile con l’output finale.
Nel mercato italiano il termine è sinonimo di foto-ritoccatore perché, generalmente, chi si occupa dello sviluppo dei file si occuperà anche delle modifiche vere e proprie delle immagini.
Il post-produttore può lavorare da solo, come freelance, oppure far parte di una struttura di lavoro più ampia: in quest’ultimo caso, se il post-produttore fa parte di uno studio di foto-ritocco, o comunque di un reparto che si occupa della post-produzione all’interno di uno studio fotografico o di un’azienda, è possibile che figure diverse si occupino di fasi diverse della lavorazione – chi potrebbe essere dedicato solamente allo sviluppo dei file RAW e chi invece potrebbe occuparsi del ritocco vero e proprio.

Basi tecniche

Così come per un fotografo non è sufficiente sapere usare la propria macchina fotografica ad un post-produttore fotografico non basta avere una conoscenza approfondita dei software per lo sviluppo ed il ritocco dei file: occorre innanzitutto che siano ben chiari gli aspetti relativi alla gestione e correzione del colore, consapevolezza della destinazione di un’immagine e una buona dose di abilità nel problem-solving.
Anche avere buone competenze fotografiche è una caratteristica spesso necessaria per chi sviluppa/ritocca perché, oltre a permettere una collaborazione più fluida con il fotografo, diventa un potente strumento di analisi dello scatto.

Lavorazioni

Creare la calibrazione della macchina dal Color Checker, effettuare il bilanciamento del bianco, correggere l’esposizione, controllare e rettificare il clipping nelle ombre e nelle luci, verificare e sistemare il rumore e la nitidezza, uniformare le tinte della pelle, eliminare le imperfezioni, fluidificare, togliere i riflessi indesiderati, spolverare, scontornare e mascherare, riempire, analizzare i colori della foto, applicare un color grading sensato, croppare, esportare. Sono solo alcune delle lavorazioni che un post-produttore esegue su una singola immagine. Ovviamente in base a quel che si vuole ottenere da uno scatto la lista si allunga o si accorcia ma ogni singolo passaggio contribuisce alla buona o cattiva riuscita dell’intero processo.
Trascurare il recupero di luci e ombre o esportare con dei parametri non appropriati, ad esempio, sono entrambi fattori che partecipano in egual misura a compromettere la riuscita di una foto, esattamente come in una catena di montaggio: ogni passaggio che si intende intraprendere deve essere eseguito con la massima dell’attenzione.

Flusso di lavoro

Una metodica analisi dell’immagine è alla base del flusso di lavoro. Decidere di rimuovere i granelli di polvere da una foto senza conoscere le dimensioni dell’output o croppare lo scatto senza essersi confrontati con l’idea finale del cliente sono leggerezze che porteranno inevitabilmente a grossi sprechi di tempo e risorse.
Occorre avere un “piano d’attacco” ben strutturato, aver ben chiare quali saranno le lavorazioni da applicare e perché agire in un modo anziché un altro. Una volta presa coscienza di questa valutazione si può procedere con la lavorazione dell’immagine. Se si riceverà un file RAW, si andrà a processarlo per il software di sviluppo scelto e si applicheranno le regolazioni opportune (per esempio se dall’analisi è emerso che lo scatto presenta dei problemi nelle ombre è auspicabile agire in questa fase piuttosto che nelle successive).
A questo punto solitamente ci si trova davanti a due scelte di flusso: esportare il file finale o esportare il file per una modifica esterna al software di sviluppo. Ancora una volta questo dipende dalla valutazione iniziale della foto e quindi, se si era già pianificato di dover rimuovere degli oggetti di disturbo nella scena o di fluidificarne alcune zone, sarà necessario fare una pre-esportazione del file per permetterne l’elaborazione nel software di ritocco.
Alla fine si procederà all’output del file definitivo e anche qui si dovrà prendere una decisione: effettuare l’esportazione dal software di ritocco o tornare al software di sviluppo. Una scelta non così banale se fossero stati richiesti più d’un tipo di output (per esempio in più formati immagine o dimensioni) che potrebbe far pendere l’ago della bilancia verso un ritorno al software di sviluppo per l’esportazione piuttosto di affrontare il dilemma nel software di ritocco.

Considerazioni finali

Il ruolo del post-produttore fotografico può sembrare in parte sovrapponibile a quello svolto dal fotografo ma in realtà non è questo il caso: la parola chiave che permettere di distinguere nettamente queste due figure professionali è “Efficienza”. Le competenze tecniche, l’esperienza, il flusso di lavoro, le best practice proprie del post-produttore sono tutti fattori che portano ad una polarizzazione dei compiti nell’ambito della fotografia digitale e che permettono di avere una produzione di immagini ottimizzata e dunque economicamente conveniente. Essendo un ruolo altamente tecnico poi, il post-produttore sta diventando sempre di più anche consulente in fase di progettazione dello shooting; inoltre ha anche il compito di interfacciarsi con le altre figure del comparto creativo o contigue ad esso (in particolare graphic designer, sviluppatori e servizi di prestampa) per assicurarsi che la resa finale dell’immagine in output, sia esso un progetto cartaceo, digitale o web, sia congruente con quanto approvato dal committente una volta ultimata la lavorazione.